Coniatore

La coniatura delle monete nel medioevo era una pratica che veniva concessa esclusivamente dal sovrano: solo poche città avevano questo onore nell’Italia medievale. 
Questa attività prevedeva di avere un luogo appositamente dedicato, generalmente un’officina all’interno del castello, posto sotto sorveglianza per tenere alla larga  eventuali ladri. 
Le monete medievali erano principalmente di tre materiali: oro, argento e lega; quest’ultima era un miscuglio di rame, zinco e vari metalli di basso costo e facile reperibilità, utilizzata per monete di valore inferiore.
 L’artigiano iniziava tramite martellatura a spianare  un lingotto di metallo, rendendolo una lamina dello spessore richiesto per la moneta; poi passava la lamina al tagliatore il quale, armato di particolari forbici, ricavava a mano tutti i tondelli da sottoporre a battitura. Il tondello veniva  interposto tra due cilindri, che un abile incisore aveva pian piano scavato creando il dritto e il rovescio della moneta, dopodiché con un potente colpo assestato con un pesante martello si andavano ad imprimere le facce della moneta. Questa tecnica antica di migliaia di anni e’ rimasta immutata sino ai giorni nostri, utilizzando delle presse meccaniche al posto del martello.

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